Tuttofood. Pasta, oltre il 41% delle vendite in promozione con sconti medi superiori al 30%. Scordamaglia: “Servono misure per arginare il predator pricing”

Milano, 11 maggio – “Il mercato italiano della pasta sta attraversando una fase di crescente tensione competitiva che rischia di produrre effetti distorsivi strutturali” così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, intervenuto oggi alla tavola rotonda “La concorrenza leale nel mercato italiano della pasta” organizzata dall’associazione in collaborazione con Filiera Pasta presso Tuttofood.

La pasta è uno dei simboli più forti del Made in Italy agroalimentare. È il prodotto che più identifica il nostro Paese nel mondo. Dietro un pacco di pasta non c’è soltanto uno scaffale della grande distribuzione. C’è una filiera enorme fatta di agricoltori, molini, industria di trasformazione, logistica, export, occupazione e investimenti” ha detto Scordamaglia. L’evento aveva l’obiettivo di illustrare lo scenario attuale, e coinvolgere le imprese della filiera in una battaglia comune per la tutela del valore del prodotto. “Questa iniziativa non nasce per limitare la concorrenza, non nasce per difendere rendite di posizione, non nasce per ostacolare il consumatore nell’accesso a prezzi convenienti – ha detto l’amministratore delegato – Al contrario nasce dalla consapevolezza che un mercato funziona davvero solo quando la competizione resta equilibrata, sostenibile e capace di garantire pluralismo industriale, innovazione e investimenti lungo tutta la filiera”.

La competizione sui prezzi è uno degli elementi più critici per la tenuta delle filiere produttive di qualità, inclusa quella della pasta. Secondo i dati più recenti, oltre il 41% delle vendite di pasta avviene ormai in promozione, con sconti medi superiori al 30%. Quasi un pacco di pasta su due viene quindi venduto in condizioni promozionali aggressive. Contestualmente, il prezzo medio della pasta nella GDO italiana è diminuito del 4,4% nell’ultimo anno, dopo una precedente fase già caratterizzata da forti ribassi. “Questi numeri ci dicono una cosa molto chiara – ha commentato Scordamaglia – la pasta sta diventando sempre più un prodotto civetta, utilizzato per generare traffico nei punti vendita e per sostenere dinamiche commerciali della distribuzione”.

Quando un operatore dominante utilizza il prezzo in modo sistematico per comprimere il mercato, il rischio è quello di una progressiva espulsione dei concorrenti meno capitalizzati. “Questo fenomeno – ha detto Scordamaglia – è noto nelle economie di mercato con il nome di predator pricing: politiche commerciali aggressive che nel breve periodo sembrano favorire il consumatore, ma che nel medio termine rischiano di ridurre la concorrenza reale, aumentare la concentrazione e impoverire il tessuto industriale”. Il problema, quindi, “non è il prezzo basso in sé –  ha detto l’ad – ma quando il prezzo smette di riflettere una concorrenza efficiente e diventa invece uno strumento di pressione strutturale capace di alterare gli equilibri del mercato”. E ha proseguito “Così come appare sempre più necessario affrontare il tema del rapporto di forza contrattuale tra industria e distribuzione, soprattutto in un contesto in cui poche grandi centrali d’acquisto concentrano un potere negoziale enorme rispetto ai produttori. La questione, quindi, non riguarda soltanto il prezzo della pasta, riguarda il modello industriale ed economico che vogliamo per il nostro Paese”.

Durante la tavola rotonda, quindi, sono stati discussi gli strumenti utili ad arginare questo fenomeno: maggiore trasparenza sulle politiche promozionali continuative,  introduzione di  limiti alla reiterazione sistematica delle vendite sottocosto sui prodotti strategici della filiera agroalimentare, criteri che impediscano pratiche commerciali stabilmente inferiori ai costi industriali medi o che determinino effetti distorsivi permanenti sul mercato, rafforzamento dei poteri di vigilanza dell’Antitrust e delle autorità competenti rispetto a pratiche predatorie nei mercati agroalimentari ad alta concentrazione distributiva.

Un momento di confronto serio, moderno e pragmatico – ha concluso Scordamaglia – su come garantire regole del gioco equilibrate in una filiera strategica per l’Italia, per un mercato più sano, più sostenibile e più equo, un mercato nel quale la competizione resti un motore di crescita e non diventi un fattore di distruzione del valore della filiera nazionale”.

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