Bruxelles 5 marzo – “Gli appalti pubblici possono diventare uno strumento concreto per migliorare la salute dei cittadini, sostenere l’agricoltura e la filiera europea e orientare i sistemi alimentari verso modelli più sostenibili e di qualità” così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia intervenuto come presidente di Eat Europe oggi nel corso degli Ue Food Dialogue con i commissari europei Christophe Hansen e Stéphane Séjournél.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 oltre 390 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni risultavano in sovrappeso, un numero cresciuto in modo drammatico dal 1990 ad oggi. “In questo contesto – precisa Scordamaglia – le mense scolastiche, ospedaliere e sociali con miliardi di pasti serviti in Europa non sono semplicemente servizi: svolgono una funzione di interesse generale e incidono direttamente sulla salute pubblica, sull’educazione alimentare delle nuove generazioni e sul sostegno alle economie rurali”. E prosegue l’amministratore delegato: “Se non riusciremo a cambiare rotta, saremo responsabili di una tragedia silenziosa: una generazione gravata da malattie non trasmissibili e sistemi sanitari spinti oltre la sostenibilità. Affrontare l’impatto degli alimenti ultraprocessati non è più opzionale, è una responsabilità urgente, in particolare per la salute dei nostri bambini”.
E proprio in questo senso vanno le proposta di Filiera Italia e Eat Europe affinché la legislazione europea sugli appalti pubblici integri in modo esplicito alcuni criteri chiave. Fra questi ricordiamo la promozione di alimenti freschi e minimamente trasformati, la progressiva limitazione degli alimenti ultra-processati nella ristorazione collettiva, criteri di aggiudicazione che tengano conto degli impatti positivi documentati sulla salute, in particolare per i minori, riducendo merendine, snack e dolci artificiali, il rafforzamento delle filiere corte, dei prodotti stagionali e locali, la valorizzazione di prodotti biologici, tradizionali, DOP e IGP, la scelta di prodotti europei per una questione non solo economica ma di sicurezza e qualità, e infine chiarezza su tracciabilità e origine che deve essere riferita al singolo Paese di origine perché questo non crei frammentazione del mercato europeo ma dia maggiore consapevolezza e capacità di scelta al consumatore . “Integrare meglio politiche alimentari, sviluppo rurale e strategie per il turismo sostenibile – conclude Scordamaglia – può contribuire a rendere l’Europa un punto di riferimento globale per un modello di sviluppo che coniuga salute, sostenibilità e valorizzazione dei territori”