Roma, 27 marzo – “Arrivano dal mercato USA segnali positivi, interlocutori per l’agroalimentare” così Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, commenta i dati sul commercio estero appena divulgati da Istat che vedono l’export generale verso gli USA toccare un inaspettato + 9,6% generale con i beni alimentari che stanno cercando di recuperare il -4,5% dello scorso anno.
“I dati ci dicono che i consumatori americani non hanno fatto marcia indietro e continuano ad acquistare Made in italy, ponderando però di più gli acquisti, soprattutto per quei consumi che non ricadono nel quotidiano o nel necessario”. Il segno positivo infatti è trainato da comparti come la farmaceutica e alcune categorie di mezzi di trasporto “Ci auguriamo che lo stallo termini a metà anno, e che l’interesse USA per le nostre eccellenze torni più vivo di prima, ricordiamoci sempre che arriviamo da un 2024 che ha chiuso la bilancia commerciale con un + 17,3% una leggera flessione è inevitabile. Continueremo sempre le nostre battaglie, ad esempio la richiesta di includere il vino nell’elenco dei prodotti esclusi, ma siamo comunque ottimisti sul prossimo futuro”.
“I dazi e l’incertezza generale – conclude Scordamaglia – rendono più difficile l’affermazione dei nostri prodotti, ma è questo il momento di non abbassare la guardia e di continuare a cercare sbocchi sul mercato USA, per non lasciare, ulteriore, spazio all’italian sounding, un fenomeno che vale 40 milioni di euro all’anno solo negli Stati Uniti”