Guerra del grano, Filiera Italia: “La situazione ucraina è una miccia per la sicurezza alimentare trascurata”

Evitare un maggiore food social gap che metterebbe a rischio la coesione sociale del Paese.

“La guerra in Ucraina è una miccia che si accende sotto una situazione di insicurezza agroalimentare da tempo trascurata”  ha detto Luigi Scordamaglia, Consigliere delegato di Filiera Italia, commentando il vertice appena concluso a Stoccarda che ha visto il tema della sicurezza alimentare in relazione al conflitto russo-ucraino al centro dell’agenda . “Il blocco del Mar Nero, lo stop alla semina in Ucraina, la mancanza di fertilizzanti per blocco russo ed ora anche le misure protezionistiche indiane, sono la goccia che fa traboccare il vaso: il nostro continente già da diverso tempo ha intrapreso un processo di smantellamento della sua produzione agroalimentare, così come aveva fatto con il settore energetico, mettendo a rischio la nostra sicurezza  alimentare”. 
E prosegue il Consigliere delegato, “Siamo davanti alla più grave crisi agroalimentare degli ultimi decenni, che rischia di riverberarsi sull’ordine mondiale, in primis in Africa e in Medio Oriente, Paesi dipendenti anche dal 100% dal grano proveniente dall’Ucraina, un legame da cui dipende anche la stabilità dei loro governi”. Secondo la FAO, infatti, gli effetti di questa crisi si abbatteranno anche sui flussi migratori: saranno centinaia di milioni le persone affamate provenienti da quei Paesi che si sposteranno per cercare cibo.  E prosegue Scordamaglia, “Quando la Cina stocca il 60% dei cereali mondiali e investe 7 miliardi di dollari in Algeria per produrre fertilizzanti attraverso cui controllare la produzione alimentare in Africa è evidente che la geopolitica del cibo non è più una questione secondaria”. Allarme anche per la situazione italiana, “Il peggio deve ancora venire purtroppo, l’inflazione potrebbe esplodere tra agosto e settembre – dice ancora Scordamaglia – oggi 1 impresa agricola su 10 e 3 aziende agroalimentari su 10 sono costrette a chiudere perché non riescono a fare fronte agli aumenti dei costi di produzione, l’energia è lievitata del 650%”. E i rischi non si esauriscono nell’escalation dei prezzi: “La mancanza di materia prima sta facendo chiudere un occhio all’UE sull’ingresso di prodotti fuori standard, a cui le famiglie più povere dovranno rivolgersi per i loro consumi: così si allarga il food social gap, la forbice fra chi può permettersi cibo di qualità e chi no, e questo mette a rischio la coesione sociale del Paese”.

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