CIBO DI LABORATORIO: DAL NO ITALIANO ALLO STOP IN EUROPA

Se Filiera Italia e Coldiretti non avessero strappato il velo su un “business” che stava crescendo nel mondo nel più assordante silenzio, il rischio sarebbe stato che il cibo prodotto in laboratorio sarebbe spuntato anche nell’Unione europea mettendo in crisi un sistema produttivo che ha reso grande il cibo italiano sano e di qualità. Per fermare questa deriva sono state raccolte oltre due milioni di firme, coinvolti Comuni e Regioni, ma anche esponenti di tutti i partiti politici, dell’attuale maggioranza e dell’opposizione che hanno firmato la petizione per lo stop al cibo artificiale. E il risultato è arrivato. Il Governo ha approvato una legge, unica nell’Unione europea, che vieta produzione, commercializzazione e importazione di prodotti alimentari “sintetici”. E tutto questo grazie al pressing di Filiera Italia e Coldiretti. E non solo. Con la nuova e inedita legge, che ha fatto leva sul principio di precauzione, l’Italia ha svolto un ruolo di apripista nella Ue per bloccare i cibi da laboratorio e portare quasi tutti i partner comunitari a condividere un documento in cui si chiede, tra l’altro, la modifica delle linee guida dell’Efsa sui nuovi alimenti. Il punto chiave, infatti, è che non si possono trattare come novel food prodotti alimentari che utilizzano la tecnologia delle cellule staminali. Che le avvicinano più ai farmaci che al cibo. E quindi l’iter di valutazione e approvazione deve essere quello più lungo e rigoroso delle medicine.
Solo dopo che sarà messo a punto un quadro chiaro di tutto ciò che i nuovi cibi comportano potrà essere assunta una decisione, che va necessariamente ponderata perché in gioco non ci sono solo questioni economiche, ma anche etiche, sociali, ambientali, ma soprattutto di sicurezza alimentare. Un obiettivo prioritario soprattutto per l’Italia, patria della Dieta Mediterranea, e di una produzione industriale di elevato livello qualitativo frutto di saperi e investimenti.

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